Povertà: i 4 passi - 10 Maggio 2016

Una storia che non dovrebbe esistere

Asad è un giovane padre, ma soprattutto è un uomo.

Nel suo paese ha subito torture e violenze per aver difeso un fratello accusato di omosessualità, così un giorno decide di andare via.
Non si può vivere sempre nascosti per paura.
La moglie Vinha non lo lascia partire da solo e va con lui.

Insieme iniziano un lungo viaggio attraverso il deserto, da un autobus all’altro, verso la libertà o meglio verso il sogno della libertà.
Ma intanto è l’inferno di viaggi continui il cui punto di arrivo è sempre Ri-partenza.

Un autobus.
Un altro autobus.
Poi uno di quei posti che la gente chiama “campo viaggiatori”.
Poi un altro autobus.
3 giorni, 4, poi un altro “campo”. E di nuovo un autobus.

Quando Asad e Vinha raccontano la loro vita “campo” e “autobus” sono le parole che pronunciano più spesso.

In un campo incontrano un uomo che racconta loro di posti oltre il mare, lontani  dalla tortura e dalla persecuzione.
Allora Asad e sua moglie tentano quella strada.
Quelli che trascorrono in mare sono giorni in cui niente più ha contorni: troppa luce.
Ci sono centinaia di persone sul barcone, ma Asad e Vinha ricordano solo voci.
Un altro inferno di sole e acqua.
“Forse si arriva da qualche parte”.
Sperano.

Asad e Vinha sono arrivati. Sono arrivati a Bologna e ora partecipano al progetto di accoglienza straordinaria per le famiglie in Antoniano.
È difficile dimenticare la minaccia, l’insicurezza, la paura che a volte di notte li svegliano.
Con loro ora c’è anche Mili, ha appena un anno ed è nato tra un autobus e l’altro.
 
Accogliamo le famiglie per dare loro la pace che hanno sperato.
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