Povertà: i 4 passi - 07 Giugno 2016

Il progetto accoglienza
con gli occhi di Giorgia

Giorgia ha 27 anni, lavora in Antoniano da gennaio e si occupa del progetto di accoglienza e integrazione di 11 persone richiedenti asilo da noi ospitate in 2 diversi appartamenti. Dopo alcune esperienze nel settore come operatrice per l'insegnamento dell'italiano ha iniziato a collaborare con noi come operatrice sociale. Si occupa dell'accompagnamento legale, sanitario e sociale degli ospiti, finalizzato ad una loro efficace integrazione a tutto tondo nella nostra città. Voglio regalarvi il suo racconto di questa avventura iniziata da qualche mese.

Ci sono storie che appartengono a tutti, senza averle ancora vissute e senza che nemmeno le si vivranno mai. Lavorare con i richiedenti asilo vuol dire arricchirsi di queste storie: padri di famiglia che chiedono di parlare con i loro bimbi lontani e adulti che ti spiazzano con “mi manca la mia mamma”. 

L’avventura del progetto accoglienza è fresca per Antoniano, ma abbiamo già affrontato molti momenti difficili. È un mondo strano, che richiede un giusto equilibrio tra empatia e distacco, nonché l’astensione totale da ogni forma di giudizio.

Oggi vorrei condividere con voi uno dei momenti che mi è più rimasto in mente e che non riguarda vicende di torture e di violazioni di diritti umani, come ci si aspetterebbe. Di fronte ad alcune difficoltà pratiche che gli ospiti mi riportavano, li ho invitati a chiedere aiuto alle persone che incontrano, qualora ne avessero bisogno. Risatine, sguardi bassi, “no no” con la testa. Non capivo, ho chiesto. Di nuovo risatine e sguardi bassi. Poi arriva la risposta che mai mi sarei aspettata: “Giorgia, non capisci, è che le persone non parlano con noi. Se chiediamo informazioni ci guardano e se ne vanno, non so perché”

Che vergogna che ho provato…

Questo lavoro mi arricchisce e mi fa capire ogni giorno quanto la realtà sia diversa da come la percepiamo. È proprio vero che, come cantano i Marta sui Tubi, “tutti i consigli del mondo non fanno una sola esperienza”; ma l’accoglienza è un’esperienza che Antoniano non può portare avanti da solo, è un percorso che ha bisogno di essere condiviso dalla comunità intera. Per favore, accogliete anche voi, ascoltate il migrante che vi parla al supermercato, perché probabilmente vuole solo sapere dove può trovare lo zucchero o come si dice “cipolla”.

Si tratta di uomini e donne che non hanno avuto la possibilità di continuare a vivere nel proprio paese, come avevano progettato di fare.

L’altro giorno una delle nostre ospiti, al nono mese di gravidanza, ha avuto un malore, ed è stata soccorsa da una volontaria. Quando è tornata, Rohey mi ha chiesto notizie sulla persona da cui era stata aiutata, se sapevo chi fosse e se l’avrei rivista: “quando la vedi ringraziala, è stata molto gentile con me. Non ti dimenticare, per favore”.

Ecco, siate voi le persone degne di essere ringraziate.

Alessandro

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ABOUT THE BLOGGER

Alessandro, 29 anni, lavoro in Antoniano come coordinatore del Centro d'Ascolto. Mi sono laureato in Scienze Politiche e ho ottenuto un Master in Fundraising per il Non Profit. Ho iniziato a lavorare a 22 anni nel Terzo Settore: credo fermamente che solo attraverso il potenziamento del Non Profit si possa vivere in una società più equa, libera e felice! Il lavoro è un diritto, se fatto cooperando con e per le persone che vivono ai margini diventa anche una risorsa per la collettività!  

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