- 13 Febbraio 2019

Quando sei costretto a scappare

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La famiglia Aboubakar  come molte in Siria, ha trascorso dei momenti terrificanti che l'hanno costretta a fuggire dal loro paese, dalla loro casa,dalla loro vita.

Baahir e Maryam sono una coppia giovanissima che ha scoperto troppo in fretta il sapore amaro della guerra. Sette anni fa una bomba è caduta sulla loro casa, squarciandone il tetto, i mobili, tutto quello che c'era dentro e che rappresentatava la loro vita. All'improvviso un rumore assordante gli ha tolto tutto, radici e
identità. Quando Baahir mi ha raccontato di quel momento orribile, ha detto di avere ancora il ricordo vivo nella sua mente. Ma di quanto accaduto non ne ha una memoria fotografica. Baahir dice che non gli sono rimaste delle immagini nella testa ma, piuttosto, dei suoni.

Tre suoni, che mi ha riportato onomatopeicamente: il primo, pfffff, il secondo, iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii..., il terzo, BOOOOMMM!! _

Da lì tutto è cambiato per Baahir e Maryam Lui era docente di arabo presso l'università. Aveva un sacco di amici ed una compagnia storica con cui s'incontrava ogni sera per parlare e divertirsi insieme. Maryam era ed è una giovane bellissima, ancora acerba che si stava aprendo alla vita di donna. Un passato difficile alle spalle: la morte della madre quando era piccolissima e il senso di solitudine nel doversi occupare del fratello minore. Quando quei tre rumori hanno scacciato via le loro vite, lei stava ancora studiando. Ha dovuto abbandonare il suo percorso accademico per fuggire.

Comincia così il loro viaggio che li porta in Giordania. Lì Baahir e Maryam ci trascorreranno ben 6 anni, in cui rimisero insieme i pezzi di loro stessi e delle loro vite. Costruirono una nuova rete amicale, nuovi affetti e legami a cui si aggrapperanno per eliminare quel vuoto lasciato dalla bomba.
Maryam è sempre più bella e lo diventa ancor di più quando scopre di aspettare il primo figlio: Ammar

Baahir riprende i suoi ritmi, anzi ci prova ma non ottiene i risultati sperati. La sua non è più la vita di prima. In Giordania le cose sono diverse: non può più lavorare come docente. Non glielo permettono. Anche le cose più semplici, come l'apertura di un conto in banca o l'accesso alle cure mediche, diventano operazioni complicatissime che rendono la vita in Giordania troppo faticosa. Ciononostante la famiglia si adatta e continua il suo percorso di ricostruzione che vede anche la nascita di un secondo bambino, il piccolo Yazir.

Baahir lavora in diversi contesti che gli permettono di condurre, comunque, una vita dignitosa e di prendersi cura della moglie e dei figli. Gli Aboubakar sono profondamente legati. Basta vederli insieme per respirare l'amore che c'è tra loro.

Ma un giorno, tramite un programma di resettelment, il nucleo viene trasferito in un paese terzo, l'Italia. E' così che arrivano a Bologna, dopo un viaggio lunghissimo che parte dalla Giordania, fa una tappa intermedia a Roma in cui vengono sottoposti alla Commissione Territoriale che gli riconosce lo status di rifugiati politici e si
completa qui, nell'accoglienza in Sprar gestita da Antoniano Onlus. Adesso Baahir, Maryam, Ammar e Yazir hanno di nuovo una casa e delle persone pronte a sostenere il loro nuovo percorso, la loro nuova vita.

Silvia

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