Povertà: i 4 passi - 20 Maggio 2015

L'ascolto, punto di partenza per conoscere l'altro

Vorrei condividere con voi alcune riflessioni su due temi importanti: accompagnamento e relazione sociale.

Un po' di giorni fa una rivista di Servizio Sociale mi ha chiesto di scrivere un contributo rispetto al mio lavoro al Centro d’Ascolto dell’Antoniano.

Dopo un attimo di smarrimento iniziale (e dopo il via libera del capo) ho iniziato. Scrivi scrivi scrivi ed ho pensato: "Che significa davvero per me accompagnare una persona? E in tutto ciò cos’è davvero importante e su cosa basare la relazione?”.

A mio avviso innanzitutto l'accompagnamento sociale parte dal riconoscimento dell'altro: se io ho un interesse provo a conoscerti, no?

E per conoscere l'altro bisogna ascoltarlo. E non è dall'ascolto che parte la relazione?

Ed azzardo un concetto un po’ difficile: riconoscendo l'altro non opero il primo passo per il cambiamento?

Ascoltando il nostro interlocutore magari possiamo comprendere quali sono le sue mete, le sue aspettative, le sue difficoltà.

Pensare di aiutare l'altro senza chiedergli da dove partire e da dove partire assieme, che accompagnamento vogliamo fare?

Ci chiediamo cosa è difficoltà per l'altro? E cosa è normalità? Meglio ancora, glielo abbiamo mai chiesto?

Io sono il primo agente di cambiamento se in primis chiedo all'altro da dove possiamo iniziare assieme il cammino. E il mio lavoro, il mio essere, credo fermamente sia portare un diverso punto di vista costruendo occasioni dove le persone possono ricostruire un senso di appartenenza.

Secondo me l’ascolto, base della relazione, è la dimensione sociale della persona tutta. Il lavoro sociale che noi svolgiamo, in fin dei conti, è socializzare il nostro lavoro: noi siamo il primo passo del cambiamento, il cambiamento sta nella relazione e l’operatore del sociale è un moltiplicatore di relazioni, le quali nascono dal confronto con la persona, dal conflitto con la stessa ed infine nel suo accompagnamento.

Affido la mia conclusione (o punto di partenza?) ad una citazione del Cardinal Martini: “Attraversate la città contemporanea con il desiderio di ascoltarla, di comprenderla, senza schemi riduttivi e senza paure ingiustificate, sapendo che assieme è possibile conoscerla nella sua varietà diversificata. Favorite i rapporti tra persone che sono diverse per storia, per provenienza, per formazione culturale e religiosa. Dobbiamo creare piazze nuove tra le nostre case dove ci siano, nel rispetto reciproco, vere possibilità di intesa tra il fratello, il cittadino e lo straniero. Abbiate un'anima universale(Martini C.M., 2002, Attraversava la città. Risposta al Sinodo dei giovani, Centro Ambrosiano, Milano, pp. 32-33).

Ecco, questo secondo me in fin dei conti è ciò che intendo per ascolto, accompagnamento e relazione sociale. Su cosa concretamente già stiamo provando a costruire in Antoniano, beh, vi invito a venire a sperimentare di persona.

Lucia

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