Il Pasto è il primo passo - 30 Ottobre 2015

Il viaggio attraverso le mense francescane d'Italia: Roma

Fra Antonino gestisce la mensa insieme ad un gruppo di volontari che si alternano durante la settimana.
350/400 pasti ogni giorno. La loro specialità? La zuppa. Sono tanti gli stranieri e molti di loro preferiscono questa alla pasta. E tanto pane, ne chiedono sempre più volte, tutti.
Fra Antonino si occupa dei fornitori, di ritirare i prodotti donati, di organizzare i turni dei volontari, di ascoltare le persone che frequentano la sua mensa.

Fra Antonino insegna anche all’Università Antonianum: Filosofia della cultura. Ogni giorno tiene lezione, poi corre in mensa, si mette il grembiule, indossa i guanti e inizia a impiattare e servire gli ospiti.

Con lui ci sono Nicolò, Pellegrino, Mario, Rosa, Beatrice e altri 30 volontari che, quattro volte la settimana, si alternano in cucina per preparare le porzioni per tutti.
Quando parliamo con loro, mentre tagliano e affettano o riempiono i piatti, tutti ci dicono di non poter fare più a meno di questo tipo di volontariato.

Incontriamo anche qualche ospite che riesce ad aprirsi con noi pur lontano dalle telecamere.
Un signore anziano, di oltre 80 anni, che viene qui da un paio d’anni con la moglie. Vengono perché hanno una pensione sociale e non ce la fanno a pagare tutto. A mala pena coprono l’affitto. Vengono qui perché si trovano bene, trovano non solo un buon cibo, ma, soprattutto, un ambiente intimo e familiare perché il sorriso dei volontari e dei frati per loro è fondamentale.

La vera fame, quella più grande, è quella relazionale, ci racconta Fr. Antonino. Ecco perché la loro mensa accoglie chiunque, indistintamente. Una pacca sulla spalla, un sorriso, una speranza.

Questo è quello che mi porto a casa dalla mensa di Roma.

Laura

 

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