Centro terapeutico per bambini - 14 Luglio 2015

Autonomia e Comunità:
due concetti su cui riflettere

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere di una vicenda che in qualche modo mi appartiene e il cui pensiero mi ha preoccupato fino a che non ho trovato modo di esprimerlo.

La vicenda, nota alle cronache recenti, coinvolge un gruppo di ragazzi "speciali" che, a conclusione di un percorso di autonomia pensato con loro e per loro, hanno deciso di organizzare una gita fuori porta. Quando i ragazzi si sono trovati a fare il biglietto per il mezzo di trasposto scelto, l'operatore allo sportello ha consigliato all'accompagnatrice di occuparsene direttamente lei, perché a suo parare i ragazzi non sarebbero stati in grado di fare i biglietti da soli.

Due sono gli elementi su cui ho riflettuto. La prima parola che ha risuonato in me è stata autonomia concetto che mi è caro sia come medico specialista della riabilitazione infantile sia come donna e madre. Già  da tempo ha maturato in me l'idea che essere autonomo non significa saper fare da solo piuttosto avere una volontà, saperla esprimere e poi essere determinati nel chiedere l'aiuto necessario per raggiungerla. L'altro ingrediente indispensabile per ottenere la miscela base per il mondo che vorrei è comunità. Per me la comunità ha un valore che trascende e supera, ma allo stesso tempo potenzia, il valore del singolo individuo. Occupandomi da anni di disabilità, o in senso più ampio di diversità, ho riflettuto più volte sul significato di integrazione avendo sempre più chiara l’idea che l’inclusione sia un moto, un movimento che non riguarda solo chi deve integrarsi ma anche e fortemente chi deve accogliere; e non sempre questi ruoli sono distinti e fissi, nella vita sono piuttosto posizioni interscambiabili e coesistenti.

Per questo dico a gran voce che una buona comunità, un buon mondo è quello in cui stanno bene tutti e in cui ognuno “ha bisogno che tutti stiano bene”, tenendo conto delle differenze senza negarle e senza tentare di annullarle.

Ma lascio esprimere al meglio questo concetto ad un papà di un bambino disabile che ha vissuto in prima persona il dolore della diversità del proprio figlio e al contempo la potenza e l’insegnamento che possono scaturirne: "Quando Einstein, alla domanda del passaporto, risponde 'razza umana', non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza" (Giuseppe Pontiggia).

Annarosa

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ABOUT THE BLOGGER

Medico chirurgo specialista in neuropsichiatria infantile lavora da15 anni nell'ambito della riabilitazione pediatrica. Da un anno è Direttore Sanitario di Antoniano Insieme, Centro di riabilitazione che si occupa di bambini con diversi tipi di fragilità, per sostenere il loro percorso di crescita e il raggiungimento della massima autonomia possibile.

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