Povertà: i 4 passi - 11 Giugno 2015

Miele: il racconto di un volontario

Perché ‘miele’? Perché intitolare il resoconto delle sensazioni, emozioni, esperienze con il nome del biondo e pastoso alimento, profumato e dolce?

Perché, o Lettori, tutto quello che mi è successo all’Antoniano, è stato inebriante, insuperabile, gioioso e gradito come il prodotto delle api spalmato sul pane e di cui sono ghiottissimo.
È d’uopo cominciar con ordine. Alla fine del 2014 lessi l’annuncio di reclutamento di nuovi volontari in un avviso a colori affisso nella Basilica di San Francesco. Poche parole, tutte indovinate, e la foto di Goos che sorrideva mentre era affaccendato a preparar vivande. “Ah, no, questa non mi scappa” – pensai. Staccai il talloncino, lo infilai in tasca e la mattina appresso telefonai.
Contatto.

Mi fu promesso che sarei stato richiamato e, per la verità, non sentendo nulla per un paio di giorni, pensai, come un perfetto adolescente, che la vicenda era perduta. Eh, già, in questo scorcio di secolo, è tanto conclamata la difficoltà di intavolare relazioni durevoli e fattive, che – non lo nego – mi lasciai assalire da un vago senso di sconforto.
E feci male! Si adoperò Francesca e fissammo il primo incontro per il 23 dicembre.

La data fatidica ero elettrizzato e impaurito. Da sempre abituato a starmene sulle mie per timidezza, non per scelta, osai, felice di osare.
Che squisita brezza di primavera, respirai in pieno inverno!

Credetemi, non c’è nulla di meglio che preparar vassoi e piatti e scambiar occhiate incoraggianti con gli Ospiti affamati.

Codesta non è una mensa o, almeno, non precisamente: la sento (l’ho sentita, ad onor del vero, fin dal primo ingresso nel locale) come un ristorante di lusso, dove chi serve è stracontento di accogliere gli Avventori, e di congedarli, con le maniere di un cameriere del Ritz.
Perché, vi prego di credermi sulla parola, al volontario piace immensamente far sentire a casa i suoi Clienti, meritevoli di buon cibo, attenzioni, delicatezze, sorrisi, rispetto.
È una questione di senso pratico: più rispetto darete, più ne riceverete. È una legge della vita che sa di giusto lontano un miglio. Il rispetto è amichevole, infonde fiducia e allontana il dolore. Nelle storie dei frequentatori del Ritz, che ignoro ancora tutte, si nasconde una parte di me stesso, quella che chiede di essere ascoltato e anche, e soprattutto, di ascoltare.
I due elementi sono interconnessi, e non esistono l’un senza l’altro. Si tratta di una vita incredibile, pronta per essere còlta, come un frutto saporito.
Venite numerosi, Amici, e preparatevi a servire anche voi il primo pasto. Sedetevi poi in sala, parlate e ascoltate l’anima vostra e la loro.

La lingua del Bene, ne converrete, è la più completa di tutte e annulla le differenze lessicali, grammaticali e sintattiche degli idiomi del mondo.
Lasciatemi quindi dire, augurandovi ogni miglior fortuna, Benvenuti e, con affetto, Buon Appetito!
 

Vincenzo

 

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ABOUT THE BLOGGER

Vincenzo ha iniziato come volontario della Mensa dell’Antoniano nel dicembre 2014. Dedica il suo tempo libero alle attività di volontariato, scrive poesie e trova forza nello stare insieme agli altri. Particolarità: conosce il linguaggio dei segni!

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