- 06 Giugno 2018

Lettera aperta a Matteo Salvini

Una lettera densa di umanità, che non accusa, ma propone. La scrivono Don Cosimo Scordato e don Francesco Romano, preti di frontiera all'Albergheria di Palermo, indirizzandola al ministro dell'Interno Matteo Salvini, dopo la sua visita in Sicilia dei giorni scorsi. E sono parole che non gridano alla contrapposizione, ma cercano l'incontro; non spingono al conflitto, ma praticano il dialogo. Le condividiamo anche noi.

"Prendendo spunto da quanto Lei ha affermato rendendosi disponibile ad ascoltare tutti, per poi decidere, ci permettiamo di sollecitare qualche proposta sulla grave problematica degli immigrati. In primo luogo condividiamo con Lei la preoccupazione che venga garantita la sicurezza della nostra società intensificando controlli che cerchino di individuare eventuali presenze di terrorismo o reti di sfruttamento dei bisogni altrui tra gli stessi immigrati. Parimenti, condividiamo con Lei l'urgenza di superare l'attuale situazione dei centri di accoglienza liberandoli dalle interferenze di organizzazioni criminali e politiche, che stanno sfruttando a loro beneficio risorse pubbliche offrendo pessimi servizi.

Ciononostante, ci sembra un percorso più conducente quello di una politica che sappia volare alto trasformando in opportunità la situazione di emergenza; riconosciamo che le tragedie che si consumano quasi quotidianamente nel mar Mediterraneo e che hanno come vittime bambini, donne, giovani in fuga dalle loro terre per motivi di guerre, malattie o persecuzioni, a tutt'oggi ci hanno trovato impreparati e di fatto continuiamo a considerare la loro venuta come un'azione di disturbo nei confronti del nostro assetto sociale. E se invece li accogliessimo a braccia aperte, non solo per alleviare la loro sofferenza e disperazione, ma anche considerando la loro venuta come un'opportunità di rinnovamento e di ringiovanimento della nostra società? Che cosa avremmo da offrire a loro? Qui si inserisce la nobiltà della politica che deve tentare di trasformare questa emergenza in una vera risorsa per la nostra società.

Due proposte da governare.

La prima è relativa alle condizioni di tanti paesi in buona parte deserti, di tanti terreni in condizioni di abbandono, di tante spiagge sporche, di strade impraticabili etc; perché non elaborare, in sinergia tra istituzioni, società civile e volontariato, progetti di inserimento che utilizzino veramente a beneficio degli immigrati i soldi della Comunità Europea finora sprecati o accaparrati da criminali? Inoltre, e questo sarebbe un vero salto di civiltà, la ricerca di offerte di lavoro e di formazione prevista dall'agenzia del lavoro, che l'attuale governo ha intenzione di ristrutturare, potrebbe includere anche questi nostri fratelli extracomunitari sostenendo il loro inserimento con i contributi europei. Cose non facili perché, come Lei ha denunciato, si tratta di superare situazioni di interessi consolidati o anche semplicemente di inerzia burocratica; ma adesso vorremmo riscoprire la forza di una politica autentica che sappia essere forte contro i poteri forti e accondiscendente con popolazioni che ci stanno semplicemente tendendo la mano.

Questo momento epocale richiede da parte di tutti un piglio ulteriore di creatività e generosità; speriamo che Lei sappia raccogliere queste sollecitazioni e trasformarle in politica attiva".

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