Povertà: i 4 passi - 22 Ottobre 2015

Laboratori Migranti, quando il Teatro diventa un incontro

Lo scorso febbraio ho avuto l’opportunità di fare da coordinatrice di uno dei laboratori organizzati presso la sede dell’Antoniano, laboratori aperti gratuitamente a quanti abbiano bisogno di svolgere attività formative o/e ricreative e abbiano il desiderio di sperimentarsi.

Ho scelto di dedicarmi al laboratorio di teatro dal momento che ho da sempre coltivato l’arte teatrale contemporaneamente ai miei studi, credendo nel suo forte valore educativo, nella sua forza sociale, capace di divenire, se ben utilizzata, lo strumento per poter insegnare a veicolare storie ed esplorare il misterioso mondo delle emozioni, in una parola a crescere!

Il laboratorio dopo le prime lezioni di assestamento e conoscenza è diventato una palestra di vita, non solo per quanti l’abbiano frequentato da esterni, ma anche per me stessa che ho tentato di dirigerlo al meglio, compiendo il tentativo di soddisfare le aspettative, le curiosità e i desideri del gruppo.
Attraverso il confronto reciproco, l’ascolto, lo svelamento delle proprie debolezze, il gioco, è avvenuto qualcosa che è stato il più bello spettacolo mai messo in scena: si è creato un gruppo di persone pronte a sostenersi le une con le altre, rompendo il grigiore della solitudine che spesso attanaglia la nostra vita.

La parola teatro deriva da un verbo che in greco antico significa guardare, identificando, da un lato, l’azione del guardare qualcosa che viene vista in uno spazio da lontano, dall’altro, il gesto più profondo del guardare, guardare dentro l’emozione per poi rappresentarla sulla scena.
Questo laboratorio ha avverato il senso più antico del teatro, il vero guardare che è dietro il corpo e si avvera nell’anima, l’unico capace di suscitare quella purificazione che Aristotele chiamava Catarsi e che noi chiamiamo incontro.

Ho incontrato delle persone meravigliose come Massimo, che ogni mercoledì arrivava distrutto alla lezione, ma arrivava sempre; Biagio scrittore di poesie, che ritrovavo sulla panca con il suo quadernetto, intento a raccogliere le ispirazioni nell’aria; Angelica, che con i suoi lunghi capelli e gli occhi di ghiaccio mi ricordava i versi dell’Orlando Furioso; Marco con la sua aria spavalda e lo sguardo profondo; Francesco, il selvaggio, dai piedi neri ed il pensiero veloce; Giovanni, studente di medicina, curioso e determinato; Misia, una piccola donna capace di sconfiggere il tempo con l’ironia; Lisa, con le scarpe sempre più belle e più economiche e il polso di un Braccio di Ferro, Benjamin dal Niger con le sue espressioni e le sue strofe che lasciavano senza fiato ed i suoi occhi di terra che sapevano andare oltre; Giusy un ciclone a ciel sereno, Ismael dalle idee geniali e tanti altri, di età diverse e diverse nazionalità, che anche se per poche lezioni sono venuti a dare il loro contributo, con la loro storia e il loro punto di vista.

Un laboratorio pieno di persone diverse che grazie al teatro hanno avuto la possibilità di guardarsi, ascoltarsi e incontrarsi.
Un teatro differente dove le contraddizioni hanno smesso di contraddirsi.

Anche per il 2016 ho la possibilità di vivere la stessa esperienza con la seconda edizione dei Laboratori Migranti.

Vi aspetto!

 

Iole

 

 

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Mi chiamo Iole, sono laureata in Organizzazione e Gestione dell’impresa culturale. Sono appassionata di storia, letteratura e teatro. Mi piacciono i numeri primi.    

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