- 05 Marzo 2018

La donna, le disuguaglianze e l'8 marzo

Tanto gentile e Tanto Onesta pare, questo il titolo di un celebre sonetto di Dante dedicato all’amata Beatrice, ed io, per la durata di questo articolo, vorrei che Beatrice fosse ognuna di voi.
La corrente poetica a cui Dante appartiene, il Dolce Stil Novo crede nell’affermazione della donna come intermediaria tra l’uomo e Dio: la cosiddetta donna-angelo. Trovo affascinante il concetto di nobilitazione dell’animo umano tramite l’amore verso una donna. Dovremmo tutti volerci avvicinare a qualità prevalentemente femminili come la pazienza, la diplomazia, la determinazione o l’ascolto. D’altronde si sa, la pazienza è la virtù dei forti, e, storicamente, voi donne ne avete passate ben di più rispetto a noi uomini e come ben sai,  cara Beatrice, non è tutto oro quel che luccica.

Veniamo a noi, al XXI secolo ed alla nostra società occidentale progressista ed egualitaria, che dovrebbe garantire civiltà e parità dei diritti. Se fossi tu a decidere Beatrice, probabilmente vivremmo fieri nella nostra uguaglianza, sparando fiori dai nostri cannoni. Purtroppo, però, assistiamo quotidianamente a casi di disuguaglianza e discriminazione nei confronti di quello che viene definito “sesso debole”, che ci fanno pensare che la strada da percorrere sia ancora lunga e tortuosa. La disparità di genere infatti continua ad esistere in ogni parte del mondo, a partire dal diritto all’istruzione, per passare alla differenza contrattuale e di salario fino ad arrivare alle spose bambine. Il problema è che per trovare esempi di questa disugaglianza, cara Beatrice, non è necessario scomodare i paesi del “terzo mondo” dato che c’è molto da fare anche nel nostro mondo progressista. L’uguaglianza di genere non è solo uno dei diritti fondamentali dell’uomo, ma dovrebbe rappresentare la base per un mondo pacifico, prospero e sostenibile. Fornire anche alle donne eguale accesso ad istruzione, assistenza medica, accesso al mondo del lavoro, rappresentanza politica ed economica nei processi decisionali, alimenterebbe un’economia sostenibile da cui ogni società trarrebbe giovamento.

Ma c’è ancora della speranza Beatrice. Vorrei infatti raccontarti una storia di qualche settimana fa di cui non so se sei a conoscenza. Vorrei parlarti di Fríða Rós Valdimarsdóttir, una donna islandese tanto tenace quanto impronunciabile è il suo nome. Grazie a lei, questo gennaio, l’Islanda è diventata il primo paese al mondo ad applicare il principio di parità di retribuzione. Le aziende, pubbliche e private, che non rispetteranno questa decisione, saranno costrette a pagare multe giornaliere. Come puoi vedere, Beatrice, qualcosa si sta sicuramente muovendo ed abbiamo tutti l’obbligo morale di volgere la testa in quella direzione.

Mi rivolgo ora per un attimo a noi uomini: l’idea del fenomeno machista che ha la risposta a tutto è ormai passata di moda, facciamocene una ragione, ed imporsi con la forza esalta solo la nostra bassezza morale. Io mi sono trovato, quasi per caso, a lavorare in un contesto a netta prevalenza femminile e vi devo confessare che abbiamo molto da imparare. Bene, è giunta per me l’ora di concludere questo articolo, anche se le cose da dire sarebbero moltissime. Non mi resta che unirmi al coro di auguri per ogni Beatrice nel mondo, con la speranza che non ci si limiti a valorizzarti un giorno all’anno ma in ogni momento possibile. Siete la nostra forza, continuate a lottare che, come canta il grande James Brown: “This is a man’s world, but it wouldn’t be nothing without a woman or a girl”.

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