- 14 Febbraio 2018

I pensieri di un martedì sera

Martedì è stato un giorno strano per me.

In realtà è stato un turno ordinario: ho incontrato gli ospiti, con alcuni ho svolto dei colloqui, ho scambiato delle chiacchiere e ricevuto dei consigli da un collega eccezionale (mi dispiace ma non vi svelerò il suo nome!), ho sistemato la dispensa che era un po’ disordinata. Poi ho accolto i volontari e abbiamo fatto una cena in allegria (tranne nel momento in cui sono stati distribuiti i carciofi, direi proprio che non li riproporremo più). Cosa è cambiato? È cambiato il modo con cui sono uscita dalla struttura di San Ruffillo perché, in una frazione di secondo, nel momento in cui stavo chiudendo la porta del cancello della struttura, ho pensato a quante volte ho aperto e chiuso questa porta. Un gesto automatico, meccanico, a cui non ci penso mai.

Mi sono messa a sorridere da sola guardando San Ruffillo sotto la luce della luna (tranquilli, non lo faccio quasi mai, solitamente esco sempre tardi dalla struttura e corro a prendere l’autobus prima che mi scappi) e mi sono balenati diversi pensieri in testa.

Ho pensato ai nostri ospiti che sono andati a vivere in un appartamento, mi sono commossa dalla bellezza con cui ci hanno detto grazie e al fatto che non li avrei più rivisti entrare dalla porta di San Ruffillo. Non ero malinconica, pensavo semplicemente a quante volte erano passati da quel cancello e proprio in questi giorni possono entrare ed uscire dalla porta di una casa vera e propria. Grazie a chi ci sostiene e ci vuole bene siamo riusciti a dare casa a tante persone. È di una bellezza impagabile ricevere così tanti gesti di affetto dai nostri ospiti quando ci salutano per andare in una casa tutta loro.

Poi, ho pensato al fatto che solitamente la porta del cancello rimane aperta e di quanto questo non fosse proprio un caso (sì, in effetti gli ospiti sono sbadati alle volte, ma lasciatemi esser sdolcinata). Antoniano è una porta aperta per tutti, è accoglienza, è sostegno, è aiuto.

Nel frattempo mi è risuonata nelle orecchie una canzoncina dello Zecchino.. “Buonanotte al vecchio giorno. E buongiorno al nuovo giorno che verrà” quindi mi son ridestata, ho chiuso la porta e mi son affrettata a prendere l’autobus!

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