- 19 Giugno 2018

20 giugno: giornata mondiale del rifugiato

Riguardo i fenomeni migratori di oggi dovremmo chiederci se la chiusura di porti e forontiere siano davvero l’unica risposta al non rilascio di visti o permessi di soggiorno. Mi chiedo come mai ci indigniamo di fronte al diritto universale che hanno gli Amin, i Peter e le Grace del mondo di potersi muovere liberamente, ma non ci indigniamo più di fronte alle multinazionali e agli Stati occidentali che invece entrano ed escono tranquillamente dai Paesi del sud del Mondo, spostano capitali e lavoratori, impoveriscono le classi medie, arricchiscono politici corrotti e classi dirigenti.

Mi chiedo perché gli Amin, i Peter e le Grace del Mondo debbano spendere migliaia di euro per abbandonare la propria terra, attraversare il deserto per arrivare in Libia dove poi vengono venduti, torturati, stuprati e se sopravvivono imprigionati. A quel punto, sono costretti a pagare altri soldi per uscire dal carcere e per aver una speranza di sopravvienza, prendono la via del mare.. E poi, arrivati in Italia, traumatizzati e senza soldi, sentirsi nuovamente schiavi e merce, costretti in una terra che non desiderano e che non li desidera.

Non sarebbe stato meglio rilasciare loro un visto che dava loro il tempo di cercare un lavoro e lasciare nelle loro tasche quei pochi soldi che altrimenti avrebbero arricchito trafficanti di uomini?

Soluzioni a tutto questo ci sono. Basta avere il coraggio e la volontà politica di farlo.

  • Aumentare le occasioni, gli spazi e i momenti di incontro e condivisione tra chi arriva e chi accoglie, tra chi si vuole integrare e chi vuole mantenere la propria stabilità sociale e personale.
     
  • Riaccreditare il Terzo Settore come volano di sviluppo economico e coesione sociale, come asse portante di un’economia civile che offre alle persone benessere e sviluppo, contro l’immagine che oggi più che mai i mass media trasmettono ai cittadini: collusione, corruzione, mancanza di trasparenza e controllo, business senza anima.
     
  • Investire sulla cooperazione internazionale allo sviluppo: non per creare campi di detenzione coi soldi dei contribuenti (quelli sì che sono soldi nostri!), ma per incidere realmente alla radice dei fenomeni migratori. Finché il mio Paese non mi garantirà diritti sociali, civili ed economici io continuerò a generare domanda di migrazione e se non sarà il mio Stato a darmi la possibilità di migrare allora saranno i trafficanti di esseri umani.
     
  • Chiudere le rotte mortali e aprire i corridoi umanitari: certezza del viaggio, certezza della permanenza attraverso un permesso di soggiorno per protezione internazionale valido già al momento dell’arrivo.
     
  • Investire sui rimpatri assistiti come forma di tutela e sostegno all’autonomia per quelle persone che non hanno il diritto, o lo perdono, di rimanere in Europa: per loro non è previsto l'asilo politico ma nemmeno il rimpatrio, perché sono troppo numerosi e perché non c'è la collaborazione dei loro paesi di origine, quindi andranno ad ingrossare le fila dei senza tetto, dei senza documenti e degli sfruttati.
     
  • Riformare i regolamenti di rilascio dei visti e dei permessi di soggiorno: creare permessi di soggiorno per la ricerca di lavoro così che le persone possano arrivare senza rischiare la morte e in totale sicurezza. E una volta arrivati in Europa possano muoversi liberamente tra gli Stati membri: se il lavoro è nel Nord Europa perché tenere le persone costrette in altri Paesi?

La risposta non arriverà dalle nostre stanche società civili a cui i social hanno tolto ogni possibilità di cambiamento, per fortuna la risposta arriverà dagli Amin, dai Peter e dalle Grace del mondo, che continueranno incessantemente a camminare verso di noi mettendo in crisi non le nostre esistenze ma le nostre fragilità.

 

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