Centro terapeutico per bambini - 21 Marzo 2016

Cambiare ottica

Forse perché ho tanto sbagliato nella mia vita, forse perché mi sono sentita troppo spesso giudicata, anzi malgiudicata per il mio anticonformismo, ma diffido profondamente di chi parla di normalità, di chi vende l'omologazione come un valore piuttosto che come un orrore.

Un brivido di disagio incontenibile mi attraversa la schiena ogni volta che sento parlare di diversità, e soprattutto ogni volta che questa viene temuta e allontanata.

Quello che non si conosce spaventa e questo è comprensibile, ma è inaccettabile per me non cercare di accorciare le distanze, di comprendere e di lasciarsi stupire.

Oggi è la giornata mondiale della Sindrome di Down e presso il quartier generale delle Nazioni Unite di New York si svolgerà la World Down Syndrome Day 2016 Conference. Si parlerà di come costruire l'inclusione delle persone con Sindrome di Down attraverso un cambiamento culturale che riguarda tutti noi, ognuno di noi, senza esclusioni e senza deroghe. Come? Assumendoci la responsabilità del nostro sguardo, uno sguardo a volte evitante, altre volte distante, altre volte giudicante. 

È con l'obiettivo di farci cambiare ottica che Coordown Onlus Coordinamento Associazioni Persone Down ha lanciato la campagna  di comunicazione internazionale "HowdoYouSeeMe? E tu come mi vedi?", perché l'inclusione o l'emarginazione, passano attraverso il nostro sguardo, il nostro sentire.

Ed è stringendoci a questo appello che voglio condividere con voi un suggerimento prezioso - che ancora una volta arriva da una mamma -  su come si può davvero cambiare ottica.

 
"Benvenuti in Olanda di Emily Peri Kingsley
Spesso mi è stato chiesto di descrivere l’esperienza dell’avere un bambino con una disabilità, di provare ad aiutare persone che non hanno condiviso questa esperienza, a capirla, a immaginare cosa si prova. È così.
Quando stai per avere un bambino, è come programmare un favoloso viaggio in Italia. Compri una guida sull’Italia e fai dei meravigliosi progetti. Il Colosseo. Il David di Michelangelo. Le gondole a Venezia. Cominci ad imparare alcune frasi in italiano. Tutto è molto eccitante.
Dopo qualche mese di sogni anticipati, il giorno finalmente arriva. Fai le valigie e parti.
Alcune ore più tardi, l’aereo comincia ad atterrare. Lo steward entra e dice: “Benvenuti in Olanda”.
'In Olanda?' – domandi. 'Cosa significa Olanda? Io ho comprato un biglietto per l’Italia! Io credevo di essere arrivata in Italia!'.
'C’è stato un cambiamento nel piano di volo. Abbiamo optato per l’Olanda e qui devi stare'.
La cosa importante non è che non ti abbiano portata in un orribile, disgustoso posto pieno di pestilenza, carestia e malattia. È solo un posto diverso.
Così devi andare a comprare una nuova guida. E devi imparare alcune frasi in una nuova lingua. E incontrerai nuovi gruppi di persone che non avresti altrimenti incontrato. È solo un luogo diverso. È più calmo e pacifico dell’Italia, meno abbagliante dell’Italia.
Ma dopo che sei lì da un po’, prendi confidenza, ti guardi intorno e cominci ad imparare che l’Olanda ha i mulini a vento e l’Olanda ha i tulipani e l’Olanda ha Rembrandt.
Però tutti quelli che conosci sono occupati ad andare e venire dall’Italia e ognuno si vanta di quale meraviglioso periodo ha trascorso là. E per il resto della tua vita tu dirai: 'Sì, quello era il luogo dove avevo progettato di andare. E ciò che avevo programmato'. E la pena di tutto ciò non se ne andrà mai, mai, mai, mai, perchè la perdita dei propri sogni è una perdita molto significativa.
Ma se passerai la vita a piangerti addosso per il fatto che non sei andato in Italia, non sarai mai libero di godere delle cose molto, molto speciali e molto amabili dell’Olanda".
 
Annarosa
 
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ABOUT THE BLOGGER

Medico chirurgo specialista in neuropsichiatria infantile lavora da15 anni nell'ambito della riabilitazione pediatrica. Da un anno è Direttore Sanitario di Antoniano Insieme, Centro di riabilitazione che si occupa di bambini con diversi tipi di fragilità, per sostenere il loro percorso di crescita e il raggiungimento della massima autonomia possibile.

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