Povertà: i 4 passi - 02 Settembre 2015

Benvenuta in famiglia

Cosa hanno in comune Flamenco e volontariato? Apparentemente niente. Per me invece è l’inizio di una storia, la mia storia con l’Antoniano.

Era già da qualche mese che studiavo flamenco nelle sale dell’Antoniano in cui si svolgono i Laboratori Migranti. Come tutti arrivavo a lezione trafelata (perennemente in ritardo) e  mi trascinavo focalizzando solo il divano che mi avrebbe aspettata a casa. Tutto quello che accadeva attorno non esisteva. Tranne una sera, quella sera di aprile sono andata per prima negli spogliatoi e con la porta ancora chiusa il mio occhio è riuscito a cadere sull’annuncio “Cerchiamo volontari per la mensa”.  È stato una specie di riflesso automatico, mi sono avvicinata, ho strappato il bigliettino con i contatti e l’ho infilato in borsa. Quel bigliettino stranamente non è stato molto tempo perso tra le mie cose perché già il giorno dopo ho inviato una mail chiedendo informazioni. 

STEP 1 andato. Non solo ero riuscita a trovare finalmente un’attività che potesse entusiasmarmi, ma avevo anche superato la pigrizia scrivendo…  wow! La risposta è arrivata pochi giorni dopo, praticamente era un invito a vedere la struttura e capire l’attività.

Non so come spiegare quella sensazione che si prova quando si entra in un luogo per la prima volta. La mia paura era di non essere in grado, di non trovare un personale canale comunicativo o anche semplicemente di non riuscire a far coincidere il lavoro con l’impegno in mensa. La prima volta sono sgattaiolata via dall’ufficio, avrei capito dopo come organizzarmi, l’importante per me era partire.

STEP 2. Trovare il tempo. O meglio smettere di raccontarsi di non avere tempo.

La questione del tempo non sempre esiste realmente, spesso è un punto di vista, è una giustificazione, è semplicemente guardare le stesse cose con lenti diverse. Se partiamo da presupposto di toglierci del tempo per dedicarci a qualcun altro, sbagliamo… e di grosso.  Non è tempo che ci stiamo togliendo ma tempo che finalmente ci stiamo regalando.

La prima cosa che ho capito è stata che quel “bagno di realtà” era utile a me forse anche più di quanto il mio piccolo supporto potesse esserlo per gli Ospiti. Tutte le volte che ti  raccontano la loro storia, che ti regalano un sorriso nonostante tutto… che ti dicono “dammene di più solo se c’è anche per gli altri”… nonostante tutto. Se dovessi pensare ad una parola da associare alla Mensa credo sarebbe Dignità.

Ma la storia continua e da li a poco mi viene fatta una proposta: condividere una serata a settimana con i Ragazzi del centro d’accoglienza di San Ruffillo. Li è tutto più complesso, più forte e forse più profondo. Sono meno di 20 persone di età provenienza e culture diverse. Non le vedi solo passare, trascorri del tempo con loro, si aprono, ti raccontano. È subito chiara la voglia che hanno di parlare e di condividere con qualcuno che “non sia del giro”, con qualcuno di nuovo che renda un po’ più casalinghe le cene insieme.

Inutile dire che ogni settimana aspetto con ansia il giorno in cui andrò da loro; ospiti e operatori, ogni volta mi lasciano un po’ di gentilezza che ha sapore quasi antico.

Non è tutto rosa e fiori, ci sono momenti di sconforto per quello che ascolti e attimi in cui la stanchezza si fa sentire ma c’è qualcosa che vale più di tutto , nel mio caso tre semplici parole che mi sono state dette alla seconda cena al San Ruffillo: benvenuta in famiglia!

 

Luana

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ABOUT THE BLOGGER

Ciao mi chiamo Luana e ho 32 anni. Sono laureata in Cooperazione e sviluppo. Le mie passioni sono il Flamenco e da pochissimo sto provando a suonare l’ukulele. Vivo insieme alla mia tartaruga che si chiama Luigi!

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