- 19 Marzo 2018

Beato chi ha fame e chi ha sete

Beati quelli che hanno fame e sete … della giustizia, perché saranno saziati. (Mt 5,6)

Fame - sete - felicità

Beati quelli che hanno fame e sete… è l’inizio di una delle beatitudini: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 

Le beatitudini non sono solo una bella pagina, sono un testo provocatorio. Alle volte nel leggerle ci lasciamo confondere dal futuro: beati quelli che…  perché saranno…; così pensiamo che le beatitudini - ma anche tutto ciò che c’è scritto nel Vangelo - riguardino qualcosa che si avvererà in un tempo futuro. È possibile anche sopportare fame, sete, ingiustizie perché tanto prima o poi qualcuno metterà a posto tutto…, ci penserà Dio.

Un pò come la “livella” di Totò… la morte mette tutto a posto.

Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!
T'o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella 
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched'e?...è una livella.

Certamente questo orizzonte c’è; la giustizia di Dio c’è. Certamente, prima o poi, il giudizio di Dio ci sarà e ogni cosa troverà la sua giusta collocazione.

Il fascino del Vangelo, della pagina delle beatitudini in modo particolare, sta nella capacità di parlare non solamente del futuro, di ciò che sarà, bensì di dire qualcosa che riguarda questo nostro tempo. Centra con quello che è possibile oggi, nel presente.

Il v. 6 coniuga la parola beati, significa felici, con fame e sete. La possibilità di essere felici non solo nell’aldilà, ma qui. Senza dubbio questa promessa sarà completamente a nostra disposizione quando sarà compiuta la nostra vita, quando incontreremo faccia a faccia il Padre Eterno. Ma la proposta è per il tempo di adesso. Coniuga felicità con fame e sete di giustizia. Felicità insieme a una situazione di bisogno, situazione in cui manca qualcosa.

Avere fame e sete…

Guardando il vocabolario.

Fame: sensazione viscerale stimolata dal bisogno del cibo, ma vuol dire anche uno stato di grande povertà, di penuria alimentare; ed è anche un modo figurato per dire di un grande desiderio, di un’aspirazione profonda.

Sete: è un bisogno fisiologico di bere; vuol dire anche un grande desiderio.

Quando c’è fame, significa aver bisogno di riempire la pancia; con la sete c’è bisogno di bere qualcosa. Se uno ha fame e sete di giustizia significa che in qualche modo fa un’esperienza in cui nella sua vita manca la giustizia…Come può una situazione di bisogno diventare una situazione che genera felicità, che genera vita? È la questione che pone questa pagina del Vangelo: beati i poveri, beato chi ha fame e sete, beato chi è perseguitato… Un messaggio affascinante con tutta la contraddizione che propone: lì c’è felicità, una felicità che dura per il tempo. Forse esiste una chiave per aiutare a intuire il senso del paradosso evangelico. Nella vita esiste una situazione dove probabilmente tutti abbiamo sperimentato, almeno qualche volta, come l’avere fame, l’avere sete, l’essere perseguitati, l’essere poveri, l’essere maltrattati, l’essere ingiustamente calunniati è connesso alla felicità. Quando qualcuno è innamorato gli altri, il mondo intero può insinuare, dire quello che vuole. Maltrattato, affamato, assetato, solo, insultato, e nonostante tutto ciò, felice. È una situazione in cui è possibile sopportare ogni tipo di vessazione perché tutta la vita è tenuta insieme da una relazione talmente forte e importante da trasfigurare e rendere insostituibile e bello ogni singolo istante della vita. Se si considera il fatto solo a partire dal bisogno, dall’assenza di qualcosa, l’assenza di qualcosa dà fastidio. Invece l’assenza di qualcosa collocata all’interno di una relazione, acquista un valore completamente diverso.

Beato chi ha fame e sete.

Significa porre l’attenzione su un bisogno: fame e sete di giustizia. La vita si nutre e cresce a partire dai bisogni. Chi di noi può dire di non aver fame, di non aver sete? Probabilmente in questa parte del mondo oggi questo tipo di bisogno non c’è. Ma ancora oggi è possibile morire di fame. È notizia di qualche giorno fa la morte per fame di un ragazzo eritreo dopo lo sbarco sulla terra ferma a Pozzallo.Il bisogno riconosciuto illumina quello che si cerca. Se qualcuno ha fame e sete di giustizia, significa che ha bisogno della giustizia, sta cercando qualcosa che centra con la giustizia. Se uno ha fame e sete è perché c’è un vuoto da riempire, e quindi va alla ricerca di qualcosa che possa soddisfare il suo bisogno.

Il bisogno dell’altro

Non si tratta solamente di riconoscere un bisogno proprio. È anche un bisogno di altri, delle persone attorno. Esiste una serie di persone invisibili con bisogni sconosciuti. C’è un mondo di invisibili, c’è un mondo di persone, di situazioni che non sono né viste, né riconosciute. Questo capita perché non si riesce a riconoscere che i bisogni degli invisibili sono simili ai bisogni di ognuno. Così centrati su di sé da non accorgersi di chi ci passa accanto e neppure vediamo e vive delle situazioni, ha dei sentimenti che assomigliano a quelli tutti, forse alle volte sono solo più esigenti e più faticosi. Tutto questo come può essere via che porta alla felicità, meglio che nutre la possibilità di essere felici? Se ad una manca qualcosa, cerca; se uno è in difetto di qualcosa, si apre, domanda, si informa, si mette in relazione, si accorge che nella vita può esserci spazio per qualcosa d’altro.

Seduti a tavola si sta bene quando, accanto a dei commensali simpatici, si ha voglia di mangiare. Senza fame e sete diventa impegnativo anche mangiare e bere. Non è forse così in tante situazioni? Chi cerca la giustizia, la desidera, la ama, la vuole. La giustizia si cerca se ce n’è bisogno, se c’è un vuoto che ha bisogno di essere colmato. Il bisogno diventa una risorsa quando apre alla possibilità di accorgersi di non bastare a se stessi. Nella certezza di bastare a se stessi la vita si chiude, la vita si ferma. In questa prospettiva essere in difetto di qualcosa non può che essere un’opportunità. Alcuni versetti dal libro del Siracide, uno dei libri della Bibbia detti sapienziali perché racconta come sia possibile stare bene nella vita:

Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate,
e saziatevi dei miei frutti,
perché
il ricordo di me è più dolce del miele,
il possedermi vale più del favo di miele.
Quanti si nutrono di me avranno ancora fame
e quanti bevono di me avranno ancora sete. (Sir 24, 19-21)

Situazione ottimale per la vita non è avere la pancia piena, essere sazi; la situazione ottimale è quella di avere ancora fame. Desiderare qualcosa d’altro, avere la possibilità di immaginare, di sognare, di sperare che ci sia qualche altra cosa, qualche altra persona, qualche altra relazione, qualche altro incontro che possa far parte della vita, che possa far parte dell’esistenza, un po di futuro. Beato chi ha fame e chi ha sete perché può stare nella vita, perché può gustare la vita.

Fame - sete - giustizia.

A proposito di giustizia, nel vocabolario si legge: il riconoscimento e il rispetto dei diritti altrui, sia come consapevolezza sia come prassi dell’uomo singolo e delle istituzioni. Non possiamo che essere concordi e augurarcelo. Ma la giustizia di Dio corrisponde a quella di cui parla il vocabolario ? 

Quando si considera la giustizia così come la insegna Gesù, non esiste mai l’identificazione tra reato e chi compie il reato (forse è una suggestione anche per noi): l’omicidio è un reato, chi compie l’omicidio, l’omicida, non è l’omicidio (cf. l’adultera) anche se ne è responsabile. Porsi in questa prospettiva significa riconoscere alla persona la possibilità di fare azioni diverse da quelle che ha già fatto. Se non fosse così si chiuderebbe qualsiasi possibilità di incontro e di relazione perché si determina una sorta di equivalenza tra il colpevole e il reato commesso. Qual è il metro della giustizia di Dio insegnato da Gesù? Esiste una parola, tanto amata da papa Francesco, anche se è una parola che dà troppo fastidio perché ci obbliga a ripensarci nelle relazioni con gli altri. È più facile considerare, valutare una persona dal fatto che è antipatica, che rompe le scatole, che ha rubato qualcosa, che mi importuna… piuttosto che riflettere sul fatto che una persona abbia la possibilità di non essere antipatica, possa, anche, fare cose diverse dal rubare, dal fregare gli altri.

La parola è misericordia.

La giustizia di Dio è misericordia.

Potremo rendere lo stesso testo in questo modo: Beato chi ha fame e sete di misericordia perché sarà saziato.

La fame e la sete: elemento importante nel Vangelo.

Spesso si corre il rischio di considerare la pagina del Vangelo come un insieme di prescrizioni che permettono a Dio di essere contento e all’essere umano di essere felici e di stare bene perché in pace con Dio. In realtà la Parola di Dio è una via che può portare la felicità, non quando saremo morti, ma fin da adesso, qui ed ora. Non un precetto, un un insieme di prescrizioni per la possibilità di meritarci il paradiso, ma la via per essere contenti, felici adesso, san Paolo direbbe tra il già e il non ancora. Su questa via c’è la sete e la fame di chi ci sta accanto.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: "Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". (Mt 25, 34-36)  

Credo che sia esperienza di tutti, forse in maniera più intensa all’interno di una relazione di coppia, quanta gioia, felicità si prova quanto chi più ci sta vicino ci ha dato da mangiare, da bere, si è preso cura di noi. Ma quanta gioia o cosa si muove nel cuore quando nel prendersi cura con amore, con disponibilità, con desiderio della persona a cui si tiene in modo particolare, della persona con cui si condivide la vita? Non è un pezzetto di cielo che arriva dentro la vostra vita, dentro la nostra esistenza?

Allora, forse, potremo fare nostre le parole della Samaritana al pozzo:

“Signore, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete. (Gv 4, 15)

Oppure quelle dei discepoli alla moltiplicazione dei pani: "Signore, dacci sempre questo pane” (Gv 6, 34) … perché ci fa vivere, perché ha a che fare con la vita, col futuro della vita.   

Vorrei concludere citando un brano del profeta Isaia dove si parla di di fame e di sete voluta (il digiuno) che provocatoriamente invita a uscire da tutti quei formalismi che non fanno vera la vita, anche nella relazione con Dio:

«Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?».
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l'uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato,
nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?
Allora la tua luce sorgerà come l'aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà. (Isaia 58, 3-8)

 

La felicità nella fame e nella sete, di qualsiasi fame e sete si tratti, c’è solamente in chi sa coltivare dei grandi desideri.

Avere fame e sete vuol dire essere capace di desiderare e forse è questo uno dei significati di questa frase del Vangelo, beato chi ha fame e sete.

Si tratta di un invito ad essere persone che hanno voglia di desiderare, di coltivare e costruire desideri grandi. Persone capaci di credere nei propri desideri, nei propri sogni perché da quando il Figlio di Dio è morto sulla croce per noi i suoi sogni, i suoi desideri si incrociano con quelli di ognuno di noi.

Ecco, verranno giorni

- oracolo del Signore Dio -

in cui manderò la fame nel paese;

non fame di pane né sete di acqua,

ma di ascoltare le parole del Signore.

(Amos 11, 11)

Fra Giampaolo Cavalli

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