nel nome di Francesco

Quando San Francesco d’Assisi parla dei poveri, degli ultimi, quando si incontra con loro non canta le lodi della povertà, ma cerca di liberare l’uomo da quella condizione estrema: afferma il diritto dei poveri di vivere decorosamente e di avere il necessario per vivere dignitosamente.

Per questo si può affermare che la povertà sociale indica le tante forme di privazione di ciò che è essenziale per l’integrità della persona: cibo, vestiti, alloggio, lavoro, istruzione, libertà, ecc.

Secondo Francesco la condizione di povertà caratterizzata da indigenza, da mancanza di qualcosa, la povertà che sfigura e distrugge la condizione umana è un male che ogni essere umano deve sforzarsi di combattere.

Francesco nella sua prima esperienza di conversione sperimenta di persona la lotta alla povertà donando la sua veste e il suo mantello ai poveri. Non ci lascia però delle soluzioni certe e sicure, non ci dice in maniera dettagliata cosa fare né come organizzarci per affrontare la povertà e le disuguaglianze sociali.

Una cosa ci ha lasciato però in eredità Francesco d’Assisi: l’atteggiamento interiore che dà forma all’anima e al cuore di ogni essere umano per imprimere ad ogni azione uno stile francescano, cioè la solidarietà, la vicinanza e la condivisione.

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